Nota del PD

PORTO RECANATI - Cari concittadini di Porto Recanati, la questione del Capannone Nervi non è un mero dettaglio amministrativo, ma una ferita aperta nel cuore della nostra comunità. La potenziale presenza di amianto in quella struttura rappresenta una minaccia concreta alla nostra salute, alla salute dei nostri figli e delle generazioni future. Non possiamo permettere che questa incertezza continui a gravare sulle nostre vite.

La storia di questa vicenda è costellata di promesse non mantenute, interventi parziali e, cosa ancora più grave, informazioni fuorvianti. Ricordiamo tutti l'intervento della Giunta Mozzicafreddo, un esborso significativo di 100.000 euro per l'inscatolamento del tetto. Un'azione che, seppur con buone intenzioni, si è rivelata insufficiente a garantire la definitiva messa in sicurezza dell'area.exmontecatini

E poi, l'annuncio trionfale della Giunta Michelini: "Amianto assente!". Un sospiro di sollievo che si è rapidamente trasformato in rabbia e frustrazione quando abbiamo scoperto che le analisi erano state condotte in modo parziale, limitato, compromettendo la validità dei risultati. Un'omissione grave che mina la fiducia dei cittadini verso le istituzioni.

Ora, a distanza di oltre un mese dall'avvio di ulteriori verifiche, condotte in collaborazione con l'ASL competente, il silenzio dell'amministrazione è assordante e inaccettabile. Cosa si nasconde dietro questo ritardo? Perché i risultati tardano ad arrivare?

Il Gruppo Consiliare 21-26, con Maria Grazia Malmodi e Alessandro Rovazzani, ha compiuto un atto di responsabilità presentando un accesso agli atti il 25 marzo 2025, dimostrando un impegno concreto verso la trasparenza e la tutela della salute pubblica.

Il Partito Democratico di Porto Recanati si unisce con forza a questa richiesta di chiarezza, ribadendo un principio fondamentale: il diritto alla salute è un diritto inalienabile, prioritario rispetto a qualsiasi cavillo burocratico!

L'amministrazione Michelini ha ora una responsabilità precisa: non trincerarsi dietro il rispetto dei termini di legge previsti dalla norma 241/90, non utilizzare la burocrazia come scudo per evitare di affrontare un problema urgente e reale. I 30 giorni previsti dalla legge sono un lusso che non possiamo permetterci.

Il recente pronunciamento del Consiglio Comunale, che ha promesso una rapida comunicazione dei risultati, deve tradursi in azioni concrete. Non possiamo accontentarci di vaghe promesse, abbiamo bisogno di risposte chiare, definitive e, soprattutto, tempestive.

Interrogativo: quanto ancora dovremo aspettare per sapere la verità? Quanto ancora dovremo convivere con la paura e l’incertezza? Pretendiamo risposte immediate!